Tessera 2026

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La gra­fi­ca del­la tes­se­ra è di Ste­fa­no Tartarotti.

L’iscrizione e il rin­no­vo ver­ran­no effet­tua­ti tra­mi­te viva-new.possibile.com

La bel­lis­si­ma tes­se­ra di Pos­si­bi­le del 2026, illu­stra­ta da Ste­fa­no Tar­ta­rot­ti, ha al cen­tro le per­so­ne, come la nostra poli­ti­ca cer­ca di fare ogni gior­no. Nel­le piaz­ze e negli scio­pe­ri del 2025 abbia­mo risco­per­to che non sia­mo sole e soli, abbia­mo risco­per­to che le per­so­ne, con le loro scel­te, le loro voci, i loro cor­pi, pos­so­no fare la dif­fe­ren­za, anche di fron­te a inte­ri siste­mi di pote­re e di inte­res­si eco­no­mi­ci. Abbia­mo risco­per­to una cosa che soste­nia­mo da sem­pre: le cau­se sono per­se solo se nes­su­no è dispo­sto a bat­ter­si per loro. 

 

È più che mai neces­sa­rio con­ti­nua­re a far­lo anche quest’anno. Il geno­ci­dio in Pale­sti­na non è fini­to; la disu­gua­glian­za eco­no­mi­ca che por­ta i ric­chis­si­mi del pia­ne­ta a esse­re sem­pre più ric­chi men­tre il resto del­la popo­la­zio­ne fati­ca a per­met­ter­si di sod­di­sfa­re i pro­pri biso­gni pri­ma­ri — casa, salu­te, un futu­ro cer­to — non smet­te di allar­gar­si; i dirit­ti del­le don­ne, del­le per­so­ne lgb­tiq+ e del­le mino­ran­ze mar­gi­na­liz­za­te ven­go­no attac­ca­ti fron­tal­men­te da gover­ni che voglio­no sman­tel­lar­li. Le destre al pote­re par­la­no sen­za nes­sun imba­raz­zo di remi­gra­zio­ne e di depor­ta­zio­ne, men­tre i migran­ti con­ti­nua­no a mori­re nel Medi­ter­ra­neo e alle fron­tie­re dell’Europa. 

 

Per fare fron­te alla pro­pa­gan­da vio­len­ta e urla­ta del­la destra, che caval­ca rab­bia e pau­ra, crea nemi­ci imma­gi­na­ri e sban­die­ra pro­get­ti inef­fi­ca­ci e inap­pli­ca­bi­li sen­za dover­ne mai ren­de­re con­to, sono neces­sa­rie pro­po­ste poli­ti­che chia­re e radi­ca­li, pre­sen­ta­te sen­za timi­dez­ze cer­chio­bot­ti­ste e sup­por­ta­te da stra­te­gie pre­ci­se per rea­liz­zar­le. L’affor­da­bi­li­ty di Zoh­ran Mam­da­ni, che il 1° gen­na­io giu­re­rà come sin­da­co di New York, la net­tez­za del­le posi­zio­ni di Zack Polan­ski che cre­sce nei son­dag­gi bri­tan­ni­ci, la piat­ta­for­ma socia­li­sta di Cathe­ri­ne Con­nol­ly che ha vin­to le ele­zio­ni in Irlan­da sono tut­ti segna­li che quan­do la sini­stra si fa con le pro­po­ste e con la cre­di­bi­li­tà dei pro­gram­mi, le per­so­ne si mobi­li­ta­no e scel­go­no una pro­spet­ti­va di futu­ro miglio­re per tut­te e tut­ti, non per i pochi, sem­pre gli stessi. 

 

In un pae­se come il nostro, in cui l’asten­sio­ni­smo ha rag­giun­to e supe­ra­to il 50%, come nel­le ulti­me regio­na­li, è impos­si­bi­le pen­sa­re di cam­bia­re le cose se non si rico­strui­sce un rap­por­to di fidu­cia tra cit­ta­di­nan­za e isti­tu­zio­ni, tra le per­so­ne e chi si can­di­da a rappresentarle.

Le per­so­ne, quin­di, e la poli­ti­ca. Quel­la che man­ca, quel­la che voglia­mo rap­pre­sen­ta­re, quel­la che si fa con l’impegno e la pas­sio­ne, met­ten­do­ci in rela­zio­ne, con la voglia di impe­gnar­ci per un Pae­se e un Mon­do miglio­re di quel­lo che c’è ades­so. Anche nel 2026, con­ti­nuia­mo a far­la insieme.

TESSERA ALIAS

È un pic­co­lo segna­le, for­se, ma è un segna­le cui tenia­mo tan­tis­si­mo, per­ché il nostro par­ti­to sia un luo­go più rispet­to­so pos­si­bi­le per tut­te le iden­ti­tà. Colo­ro che per iscri­ver­si devo­no indi­ca­re dei docu­men­ti che non sono rap­pre­sen­ta­ti­vi del­la pro­pria iden­ti­tà pos­so­no indi­ca­re il pro­prio nome di ele­zio­ne diret­ta­men­te nel­la pro­ce­du­ra di iscri­zio­ne (tro­vi la casel­la “alias” dopo quel­la “nome”, che dovrà ripor­ta­re quel­lo pre­sen­te sui docu­men­ti, per un con­trol­lo del codi­ce fiscale).

La pro­ce­du­ra è svol­ta nel pie­no rispet­to del­la privacy.

Le nostre tes­se­re ripor­te­ran­no l’identità alias, così come le comu­ni­ca­zio­ni interne.